Questa è la storia di tante band: un misto di bravura e fortuna li posiziona al posto giusto al momento giusto e boom, in un attimo da buona band indie rock ci si ritrova ad essere una nuova stella del firmamento rock, in partenza dal Regno Unito per andare alla conquista del mondo.

Certo, qualche limata ad un sound che diventa sempre più pop e sempre meno indie, una ragazza che con il microfono in mano ci sa fare, ammiccando e affascinando il popolo radiofonico in giro per il mondo, sono i piccoli dettagli di un album fatto per piacere, senza se e senza ma.

Signore e signori vi presento i Wolf Alice, band di Londra fondata una quindicina d’anni fa e con tre album all’attivo per l’etichetta Dirty Hit con cui si sono imposti nella scena indie rock odierna.

Partendo dal debutto “My Love Is Cool”, uscito nel 2015, passando per “Visions Of A Life”, licenziato due anni dopo, ed arrivando al precedente “Blue Weekend” del 2021, più una marea di singoli e candidature a vari premi, il gruppo londinese (formato oltre che dalla cantante Ellie Rowsell, da Joff Oddie alla chitarra, Theo Ellis al basso e Joel Amey alla batteria) è arrivato al traguardo del primo album sotto l’egida di una major, questo delicato lavoro “The Clearing”.

Inutile girarci intorno, il tutto è cucinato e servito per la voce della Rowsell, perfetta alchimia di raffinatezza e ruffianeria pop in un contesto che si allontana dalla verve rock e dalle intuizioni indie/folk dei primi album.

Dagli arrangiamenti alla produzione tutto è perfetto, gli archi danno quel tocco orchestrale a brani come l’opener “Thorns”, mentre velleità grunge nel ritornello rendono “Bloom Baby Bloom” il brano il più riuscito del disco.

Ancora “Bread Butter Tea Sugar” e “White Horses” sono canzoni diverse tra loro (pop la prima, più indie rock la seconda) ma in grado di elevare il livello di un disco che incuriosisce per come verrà accolto sia dal pubblico indie che, in generale, dagli appassionati del rock più mainstream. Chi vivrà vedrà.