Sono lontani i tempi dei Vengeance, così come quel clamoroso esordio a nome Ayreon che fu “The Final Experiment”, per il sottoscritto album dell’anno (insieme a Dead Winter Dead dei Savatage) nel lontano 1995, ormai trent’anni fa.
Quel favoloso concept aprì le porte al mondo del progressive (rock o metal non fa grossa differenza, quando si parla del menestrello olandese) di quello che fino ad allora era il chitarrista solista dei Vengeance.
Da lì è partita una carriera che ha visto il buon Lucassen imperversare sulla scena metal e progressive con una serie di album che chiamare opere rock è un eufemismo, non dimenticando i tanti progetti nei quali è figurato come creatore o semplice collaboratore (tra gli altri “Star One”, “Ambeon”, “Stream Of Passion” e “The Gentle Storm”).
Con qualche piccolo inciampo nell’ultimo periodo (gli ultimi due album degli Ayreon non tengono il passo dei lavori fino a “The Theory Of Everything”, uscito nel 2013), il nuovo album del progetto Star One uscito nel 2022, il primo album dei Supersonic Revolution e il grande lavoro compositivo per il primo album solista della cantante degli Epica Simone Simmons, il polistrumentista e compositore olandese arriva in piena forma in questa seconda metà dell’anno con una nuova opera Intitolata “Songs No One Will Hear”.
Ovviamente non possono mancare gli ospiti, sempre di alto rango e perfettamente calati nel nuovo lavoro.
Marcela Bovio, Floor Jansen, Irene Jansen, Michael Mills, i fidi Robert Soeterboek, e Joost Van den Broek tra gli altri, danno a Lucassen il giusto supporto qualitativo in modo che questo nuovo album torni a farci sognare come nel periodo tra l’uscita del primo lavoro a firma Ayreon e “The Human Equation”, con in mezzo il primo Star One.
“Le Canzoni che non sentiremo mai” fanno parte di un concept che parla di fine del mondo, rapporti umani ed una personale analisi su quei fenomeni che hanno cambiato non poco l’umanità in questo ultimo decennio (complottismo e negazionismo in primis).
La musica segue il pensiero di Lucassen, rivelandosi tragica, malinconica, potente o introversa.
Si passa (in pieno stile Ayreon) dall’hard rock al progressive, dal folk alla psichedelia in un mare di ispirazioni settantiane che tornano a fare la differenza.
Lavoro da fagocitare in un sol boccone (anche per la durata perfetta di tre quarti d’ora), “Songs No One Will Here” ha nelle trame spettacolari di “The Clock Ticks Down”, con sugli scudi le sorelle Jansen, mentre la successiva e singolo apripista dell’album intitolata “Goddamn Conspiracy” è un hard rock settantiano dove le chitarre la fanno da padrone.
Si viaggia sui binari dell’emozione fino ai quattordici minuti finali di “Our Final Song” brano progressivo dove un flauto “tulliano” accompagna le voci verso una fine che non viene svelata neanche dal narratore Michael Mills, perfetto nel raccontare i deliri di un’umanità divisa tra panico e pazzia in attesa del letale asteroide che colpirà la Terra.
Un album bellissimo, un’opera che, a mio parere, era nelle corde del grande menestrello olandese tornato ai fasti di un passato mai dimenticato.
