Quattordici anni sembrano una vita, specialmente se ti chiami Robert Jon Burrison e con i tuoi “Wreck” hai pubblicato una quindicina di album tra prove in studio, live e raccolte e puoi ormai essere considerato un veterano della scena southern rock attuale.

Torna la band californiana con un nuovo album, lontano un annetto dall’ultimo “Red Moon Rising”, puntualmente recensito su queste pagine e che dà inizio all’autunno di fuoco riguardante le uscite southern/blues di cui ovviamente vi terremo informati.

Robert Jon & The Wreck sono una di quelle band su cui scommisi qualche anno fa come una delle realtà trainanti del rock di matrice southern del nuovo millennio, una delle migliori insieme a Whiskey Myers, Blackberry Smoke e The Steel Woods, poi seguite dalla nuovissima generazione capitanata da The Georgia Thunderbolts e Them Dirty Roses.

Sempre un passo avanti riguardo ad un sound vario e che nel suo percorrere le strade polverose e assolate della frontiera aggiunge un tocco di psichedelia, grazie al genio compositivo di Jon e del chitarrista Henry James Schneekluth, protagonista poco tempo fa dell’esordio dei suoi King Tree & The Earthmothers con uno splendido lavoro dal taglio psichedelico.

Nono album prodotto da Dave Cobb che, come il prezzemolo, troviamo sulle migliori uscite per quanto riguarda l’immensa scena americana e pubblicato dalla Journeyman Records, label del Bonamassa scopritore di talenti e custode del verbo southern/blues.

Con queste premesse “Heartbreakers & Last Goodbyes” poteva non essere un nuovo centro per la band californiana?

La risposta l’avete già trovata sui singoli che girano da qualche tempo sul web, ma per chi è disattento confermo l’assoluta qualità della musica proposta da questi grandi southern rockers, maestri nel saper coniugare tastiere psych, chitarre southern ed atmosfere blues, in una raccolta di brani a tratti entusiasmante.

Registrato a Savannah (Georgia), l’album rappresenta il meglio della discografia del gruppo, prendendo le prove più riuscite di una discografia straordinaria (da “Glory Bound” del 2015 all’omonimo album uscito due anni dopo, dal capolavoro “Last Light On The Highway” del 2020 a “Shine A Light On Me Brother” dell’anno successivo) e condensandole in un’unica splendida track list che, dall’opener “Sittin’ Pretty” passando per il singolo “Highway” e le bellissime note southern di “Long Gone” e “Keep Myself Clean”, regala emozioni a non finire.

Siamo ancora in estate ma l’autunno caldo del rock americano targato 2025 inizia con il botto, e se il buongiorno si vede dal mattino…