Con i The Barlow andiamo in Colorado, precisamente a Denver dove la band del cantante e chitarrista Shea Boynton ha la sua base operativa.
Il grande stato delle Montagne Rocciose si trova fuori dai circuiti musicali del rock tradizionale made in U.S.A, ma i The Barlow cercano comunque di imporsi sul mercato da ormai quattro album.
Archiviato il precedente New Year, Old Me, licenziato nel 2022, la band torna con un nuovo album che di fatto cambia le carte in tavola rispetto al sound proposto fino ad oggi.
Infatti, l’alternative country in uso al gruppo si indurisce e si avvicina al southern, anche se riamane intatta la firma “The Barlow”.
Il gruppo, che vede all’opera, oltre al leader, Ben Richter alla batteria, Jason Berner al basso, Brad Johnson alla chitarra, Craig Bennington alla pedal steel e al banjo e Andy Schneider alle tastiere, dà vita ad un gioiellino di rock americano sempre in bilico tra sfumature southern e alt country, con in primo piano le chitarre e la voce piacevolmente tradizionale di Boynton, perfetto cantore delle storie “americane” che si trovano in “High Spirits”.
Prodotto dalla band, mixato e masterizzato da Wes Sharon nei 115 recording (Turnpike Troubadours), l’album convince senza remore sia che siate appassionati di country rock, sia che preferiate l’approccio più rock e ruvido del southern, grazie a brani perfettamente in linea con le atmosfere espresse dai “The Barlow” (libere ma con quel tocco intimista che avvicina il gruppo proprio agli immensi Turnpike Troubadours).
Da segnalare l’opener “Standing Next To Me”, brano dalle connotazioni sudiste, la country/western “It Ain’t Mine”, una “Clean” ispirata da Neil Young e “Lonely As A Train” concessione ad un po’ di leggerezza compositiva che non guasta mai.
Con “High Spirits” i The Barlow si confermano come realtà da seguire nel panorama country/southern odierno. Consigliato.
