Con una copertina che ricorda la frontiera e un titolo come “implacabile”, torna dopo sei anni dall’ultimo album il chitarrista e cantante di origine tedesca Kris Pohlmann.
Gli ultimi anni sono stati turbati da varie vicissitudini famigliari legate prima alla pandemia, che gli ha portato via quattro componenti della famiglia, e poi i due interventi chirurgici a cui si è sottoposto, con la bella parentesi della nascita del figlio, luce in fondo al tunnel di un periodo che di fatto ne ha condizionato l’attività musicale che riparte quest’anno da “Relentless”, album che sposta le coordinate del sound da un blues più classico, ad un rock blues energico e trendy.
“Relentless” è un buon disco, scivola senza intoppi regalando qualche perla (il blues melodico di “Don’t Leave e quello più roccioso della seguente “Done Somebody Wrong”) e cercando di mantenere un approccio ruvido anche se tra le trame di brani come l’opener “It’s Only Love” ci si imbatte in un’atmosfera malinconica nascosta tre le note sprigionate dalla sei corde, protagonista indiscussa dell’album.
Non sono pochi i rimandi al rock anni novanta, tracce come “Unreal” trasportano venti e nuvole dallo stato di Washington, mentre quando sembra che Pohlmann abbia ormai esaurito le cartucce, ecco arrivare il capolavoro del disco “Never Said Goodbye”, brano che si sviluppa in otto minuti di grande rock blues melodico che ricorda non poco il sound in uso a casa Beth Hart. Album dunque piacevole e ben suonato, “Relentless” è sicuramente consigliato a tutti quelli che hanno a cuore le sorti della nostra musica preferita, parola di BackInRock!

