Ventiduesimo album per i Glass Hammer, ormai da considerarsi gruppo storico se si parla di musica progressiva.

La band di Chattanooga (Tennessee) ha per anni intrapreso una strada diversa da quella su cui ha viaggiato per buona parte della discografia, strada che li ha sempre avvicinati agli Yes.

Considerata ingiustamente da molti un clone del leggendario gruppo inglese, la band ha regalato invece una serie di album sempre di ottima qualità, tenendo anche conto di una produttività che non si è mai arrestata malgrado i non pochi cambi nella line up.

La svolta nel sound del gruppo ed un passo verso sonorità più metal risale al 2020 grazie all’uscita del bellissimo “Dreaming City”, prima parte di una trilogia che a livello di testi si rifaceva ad un racconto creato da Steve Babb, tastierista e bassista e membro storico del gruppo statunitense.

Oggi i Glass Hammer tornano con un nuovo album ed in parte a un recupero di quelle sonorità che ne hanno costruito la reputazione.

“Rogue” è un lavoro di puro progressive rock, che riporta al sound dei loro padrini inglesi, anche se ormai la musica suonata dal gruppo può tranquillamente essere considerata Glass Hammer al 100%.

“Rogue” è come da tradizione un concept, scritto da Babb, che racconta di un uomo che intraprende un viaggio alla ricerca del suo amore perduto.

In due brani troviamo come ospite Fred Schendel, per anni a fianco di Babb nel portare avanti il gruppo, ora protagonista solo di un paio di comparsate, mentre i musicisti che accompagnano lo storico tastierista sono Thomas Jakob e Olivia Tharpe al microfono, Oliver Day alla chitarra, Ariel Perchuck alle tastiere e Eugeni Obruchkov alle pelli.

Oltre a Schendel, troviamo in veste di ospiti i chitarristi Reese Boyd e David Wallimann.

Con i suoi sessanta minuti di viaggio nella musica progressiva di alto livello, “Rogue” non è l’album più bello scritto dai Glass Hammer, ma sicuramente accontenterà gli amanti dei suoni progressivi grazie ad un sound elegante che si spinge a tratti nel jazz, nella new age e nella musica elettronica, con brani ispirati come l’opener “What If” e lo spettacolare trio composto da “The Wonder Of It All”, “Terminal Lucidity” e la conclusiva e psichedelica “All Good Things”.

I Glass Hammer da decenni sono sinonimo di ottima musica progressiva, non perdetevi questo ennesimo, bellissimo lavoro.