Nell’universo della musica heavy ci sono gruppi che, pur senza far gridare al miracolo, offrono album di qualità, mantenendosi fieramente nell’underground.

I texani Warlung sono tra questi, grazie ad una manciata di lavori che dal 2017 (anno di uscita del primo album “Sleepwalker”) non hanno sbagliato un colpo, a loro modo evolvendosi senza snaturare il proprio credo musicale.

Partiti infatti come una heavy/stoner band con influenze vicino al doom classico, la band a partire dal suo disco migliore (il precedente Vulture’s Paradise uscito tre anni fa) ha allargato la proposta ad un più intrigante heavy rock dalle tinte occult e psichedeliche, tornando indietro di almeno due decenni fino agli anni settanta.

Hard & heavy di ottima fattura, atmosfere psych e desert rock, riferimenti all’occult rock di metà anni settanta, fatto e suonato con la dovuta perizia è quello che troviamo sul nuovo album “The Poison Touch”.

George Baba, Philip Bennett e i due fratelli Tamez convincono ancora una volta e si avvicinano sempre più allo status di band cult, grazie a otto brani che convincono fin dal primo ascolto, rivelandosi pesanti, melodici, atmosferici e perennemente in bilico tra tradizione heavy metal e suoni hard rock.

I riff, a tratti pesantissimi, sono i protagonisti di brani come l’opener “Digital Smoke” o “White Light Seeker”, brano ispirato al classic rock e uno dei gioielli di questo nuovo album insieme alla lunga e progressiva “Spell Speaker” e alle ritmiche incisive e puramente hard rock di “Holy Guide”.

Un lavoro molto convincente, sicuramente il più bello della discografia già di buona qualità della band texana, da non perdere se siete appassionati dei suoni hard & heavy dalle sfumature psichedeliche e vintage.