Conosciuta nel mondo del blues underground italiano come “one woman band”, Elli de Mon aka Elisa Munari si prende una pausa e forma una band per questo particolare progetto. Rispettandone le… “radici”, ‘Raìse’ entra nell’anima della storia e della leggenda di Orso (che per la Chiesa diventerà santo) e ne esce sotto forma di un album ricco di musica o, se si vuole, di canzoni crude e dal groove superbo. Basato su un racconto popolare tramandato da tempi lontani per via orale e radicato proprio a Santorso, nel vicentino, ha per protagonista un uomo preda di passioni ma capace anche di riscattarsi, ribaltando così la sua esistenza. Cantato da Elli in dialetto vicentino, musicalmente è un excursus di stili, frutto dell’esperienza artistica dell’autrice. È un album elettrico, che poggia su basi blues – rock blues, che accompagna un cantato sofferto ma a tratti anche rabbioso, quasi ci fosse una sorta di fusione empatica tra la musicista e Orso, il protagonista della storia. Un rabbia che racchiude a tratti sofferenza e disperazione, raccontata da interventi rock duro, come nella drammatica ‘El Me Moro’, una storia di violenza domestica che sembra quasi un ossimoro: un racconto dal contenuto che si contrappone al titolo affettuoso del brano.

Altro magnifico esempio, il distorto e saturo ‘El Foresto’, un momento che musicalmente riporta allo stato d’animo tormentato di un uomo in cerca di se stesso, di un filo di luce che riesce ad intravedere, dopo un atto commesso in preda ad una travolgente passione, che l’ha fatto precipitare nell’oscurità.
Molto affascinante ed originale nelle sue atmosfere gotiche è sicuramente ‘Babastrii’, ossia ‘pipistrelli’, tipico simbolo dell’oscurità, in questo caso quella interiore in cui si trova il protagonista. Lo si avverte mentre cerca dentro se stesso un modo, una via da percorrere per uscire dal tormento.
Un concept che si potrebbe sintetizzare immaginando una montagna. Fatalità quella montagna da dove è partito tutto. “…la montagna sacra, il Monte Summano. Raíse parla di lei.” (Elli De Mon). Una storia che parte dal basso, dalla pianura, per alzarsi emotivamente, in alto per poi scendere fino a toccar di nuovo terra. Quella terra dove Orso può finalmente riposarsi dopo tanto tempo (dodici anni) e fatica, a “…completamento di un ciclo” (da ‘Silensio’). Una Pietà, come la bellissima immagine disegnata da Luca Peverelli contenuta alla fine del libro che completa l’opera, che è sempre Sacra. Un momento di ritorno ad una specie di pace interiore, musicalmente evidenziato da suoni acustici, da una voce quasi sussurrata, calma, amorevole.
Notevoli la grafica, i disegni del già citato Luca Peverelli, le foto (grande Marco Olivotto!) e la produzione (suoni magnifici, specialmente a volumi importanti!) nonché la band tutta, composta oltre che da Elli De Mon (voce, contrabbasso, chitarre varie, harmonium e tampura) da Marco Degli Esposti (chitarre, sintetizzatori e dietro la consolle durante le registrazioni) e da Francesco Sicchieri (batteria).
Già da ora, uno dei miei dischi dell’anno. (Mauro Furlan)
