Terzo album con Frontiers per il leggendario settantunenne cantante Robin McAuley, un album “Soulbound” decisamente più duro dei precedenti, frutto della collaborazione con un nuovo produttore dell’etichetta, Aldo Lonobile.
Dopo album e tour con Michael Schenker oltre il supergruppo hard rock Black Swan, McAuley torna con una band, tra cui il chitarrista Andrea Seveso, così come alcuni nuovi talenti come il chitarrista Alessandro Mammola e il batterista Alfonso Mocerino, per registrare questo disco, che, è il migliore dei tre prodotti per questa etichetta.
“Til I Die” mette subito in chiaro la direzione del disco, chitarre belle pompate e una voce cristallina decisamente in forma.
“Soulbound” è più lenta ma molto pesante nel suo incedere, mentre “The Best Of Me” veloce e tirata con un sapore americano e le chitarre a rincorrersi con dei bei virtuosismi ma anche la batteria con un shuffle veloce alla Bissonette.
Anche “Crazy” seppur molto più lenta ha quel target USA degli anni ’80. “Let It Go” è un bel brano hard rock che ci consegna un McAuley in gran forma. “Wonders Of The World” e “One Good Reason” portano avanti il disco con un buon ritmo, mentre “Bloody Bruised And Beautiful” ci riporta in un terreno più duro e spigoloso. “Paradise” “Born To Die” so no 2 classici mid tempo heavy con la seconda che mi ricorda anche nel cantato qualcosa dei vecchi Scorpions, infatti è la mia preferita del disco.
“There Was A Man” chiude l’album senza darti respiro, sicuramente come ho già detto il migliore disco dei tre pubblicati con Frontiers, un disco che merita l’acquisto soprattutto se siete amanti delle sonorità classiche.

‘Soulbound’ Track List:
1. ‘Til I Die
2. Soulbound
3. The Best of Me
4. Crazy
5. Let It Go
6. Wonders of the World
7. One Good Reason
8. Bloody Bruised and Beautiful
9. Paradise
10. Born To Die
11. There Was A Man