Introduzione
Nonostante il grande successo, Enrico Ruggeri è da sempre un artista poco incline al compromesso. A differenza di tanti colleghi che negli ultimi anni, per restare a galla, giocano di rimessa, cercando improbabili collaborazioni e mediazioni giornalistiche, Ruggeri ha messo in campo un attacco a tre punte, non nascondendo mai il proprio pensiero, facendosi anche nemici e consapevole della possibilità di perdere fan. Ed invece questa sua regia fantasiosa ed un po’ azzardata, da autentico numero 10, maglia che gli calza a pennello, non solo gli ha regalato ulteriore credibilità, ma gli ha permesso di arrivare anche ad un pubblico forse non nuovo, ma che lo aveva incrociato raramente.

Il disco
Non sono sicuro di aver fatti i conti giusti, ma questo dovrebbe essere il ventisettesimo album di studio di Enrico Ruggeri, che arriva a tre anni da “La rivoluzione”. Musicalmente è un disco compatto, sicuro e suonato, lontanissimo dai giochini elettronici per le radio di tanti suoi colleghi. Il cantautore si muove agile tra l’idea di cantautore pop e l’amore per il rock anni ’70, con un’idea chiara del risultato da raggiungere. Ad accompagnare il cantante c’è, come sempre, una band di grandi musicisti, che anche dal vivo ingigantisce il valore del repertorio, ci sono chitarre e tastiere dominanti, una sezione ritmica vera e poi c’è la sua voce inconfondibile, roca e cupa, ma in possesso di una profondità melodica che il tempo ha solo migliorato. Nei testi Ruggeri svela tutta la sua attenzione per ciò che “succede” oggi, partendo dal titolo dell’album, che cita il mito antico di Platone della scoperta della realtà intorno a noi. Tredici i brani (il doppio vinile propone cinque pezzi bonus), che regalano una sensazione di ampiezza stilistica, infatti si passa dal rock alla ballata, ai suoni etnici, fino al pop familiare di “Benvenuto chi passa di qui”, un pezzo semplice, dal tocco indie, cantato in duetto con il figlio Pico Rama. Altrove il tenore è di maggior spessore, come nella toccante “Zona di guerra” e soprattutto “La bambina di Gorla”, rievocazione del bombardamento del 20 ottobre 1944, quando a Milano le bombe oltre a case e fabbriche, colpirono una scuola elementare, assassinando 184 piccoli alunni.
“Il poeta” è uno dei momenti più emozionanti dell’album, sorta di ballata mossa come un madrigale, dove il poeta, l’artista viene messo in catene per le sue idee e fa il pari con “Il cielo di Milano”, ritmo ardente e parole forti, una dicotomia che funziona brillantemente. “Il problema” è un classico rock alla Ruggeri, cadenza incalzante ed un testo come sempre diretto, come uno schiaffo in faccia. “Das Ist Mir Wurst”, firmata da Silvio Capeccia dei Decibel, che fonde rock, valzer e prog, con il cantante che non cerca metafore e puntualizza: “L’Europa delle banche, delle multinazionali, dei centri di potere, della manipolazione del pensiero, non è la mia Europa, non è l’Europa che voglio”. Intensa musicalmente anche “Cattiva compagnia”, un rock ritmato, con un riff glam di chitarra che duetta con un bel giro di synth. Una citazione è dovuta anche all’iniziale “Gli eroi del cinema muto”, omaggio malinconico, vagamente degroriano, agli eroi del primo cinema, ma che forse si può estendere a tutti gli artisti che vagano di teatro in teatro, portando sorrisi ed emozioni, anche nelle sere dove vorrebbero solo sbattere la porta ed andare via. La profondità con cui Enrico scandisce la sua voce ruvida di “Le notti di pioggia” ci avvolge con un calore che un assolo di flicorno non fa altro che ingigantire. Questo è un brano che potrebbe diventare un altro classico, interpretato da altri cantanti. Il disco si chiude con “Arrivederci addio”, un brano che inizia con un accordo sospeso, che prosegue con un andamento da ballata rock, illuminato da una tastiera bowiana di sottofondo, di un’emozione che travolge, sorta di saluto alla vita, ad “una vita”, forse di coppia, professionale o semplicemente una… vita, consapevoli di aver dato tutto. E scendono lacrime.
“La caverna di Platone” è un album vero e potente, che ci svela, ancora una volta, il coraggio e l’ispirazione di un artista valoroso, che si espone, rischia e vince. Applausi!
Ed ora il tour!!

Conclusione
Chiudo con una considerazione: contemporaneamente all’uscita di questo album, Enrico era in televisione, su Rai 2, con “Gli occhi di un musicista” (titolo ispirato da un suo bell’album del 2003) un programma realmente di musica, con discussioni, incontri e confronti, scambi di idee e di talenti, con artisti noti, poco noti ed in alcuni casi quasi sconosciuti, legati solo dalla qualità. Ebbene “Gli occhi del musicista” ha raccolto un pubblico folto, facendo numeri enormi, vincendo la concorrenza di format storici di gossip e politica. Questo è un segnale che, nonostante il disfattismo di molti, c’è ancora voglia di MUSICA di qualità, di arte e di contenuti di spessore, alimentata dal talento, ma è necessario veicolarla nel posto giusto e soprattutto nel modo giusto. Enrico Ruggeri ci è riuscito, vincendo l’ennesima sfida.
Gli occhi del musicista su Raiplay: https://www.raiplay.it/programmi/gliocchidelmusicista