I piacentini Desert Twelve licenziano il secondo album intitolato “The Last Dark Wood”, dopo il buon esordio omonimo uscito un paio d’anni fa.
Il gruppo è formato dal polistrumentista Gabriele Finotti, da anni nell’underground rock italico con i Misfatto, al quale si aggiungono la cantante Vittoria Ipri, il batterista Luca Dabergami, il chitarrista Alex Viti e il bassista Davide Radicelli.
La proposta del combo emiliano porta con sé una buona dose di originalità, forse ancora da ricalibrare in alcuni frangenti, ma sicuramente con ottime potenzialità da esprimere.
Questo nuovo lavoro è ispirato concettualmente alla natura e al bosco sacro che un nobile, nel 1500, fece realizzare in ricordo della moglie scomparsa.
Passeggiare in questo magico ambiente porta a riflessioni sprirituali e a incontri con esseri mitologici caratteristici sia delle culture mediterranea che di quella nordica.
La colonna sonora che i Desert Twelve scelgono per questo viaggio è un incontro di stili ed influenze che vanno dal progressive al desert rock, passando per lo stoner (specialmente nelle potenti ritmiche), il tutto raccontato dalla voce della Irpi, sufficientemente a proprio agio nello stare al passo con la musica eseguita dai suoi compagni in un saliscendi di atmosfere a tratti eteree, oscure o drammatiche che si presentano nel corso dell’opera.
Se si rivela bellissima la traccia d’apertura “To Be King”, probabilmente l’episodio migliore del disco e quello più maggiormente legato al metallo progressivo, il resto dell’album alterna brani di chiara matrice desert/stoner ad altri prog con almeno altre due canzoni a spiccare nel lotto, “Bikini Since 1946” e “The Moon”, ma anche l’enfasi di “The Dragon” riesce a conquistare.
In conclusione, “The Last Dark Wood” è un lavoro che richiede ripetuti ascolti per essere assimilato al meglio, frutto del buon talento di una band che, mettendo a fuoco qualche dettaglio, potrebbe regalarsi delle soddisfazioni.
