Il Canada regala spesso soddisfazioni a chi è attento a tutto ciò che dispensa, a livello underground, il mondo del rock e dei suoi sottogeneri, compreso ovviamente tutto l’universo metallico.
Per chi non ha avuto l’onore di imbattersi in questa notevole realtà nordamericana, ricordo che gli Anciients arrivano al terzo full length dopo otto anni, uno spazio temporale ampio se si pensa a che velocità si muove il mondo musicale odierno, tanto che molti faranno fatica a ricordare i due ottimi primi album, “Heart of The Oak, del 2013, e “Voice Of The Void”, uscito appunto nel 2016; i due lavori in questione
avevano creato un alone di curiosità e rispetto verso la band di Vancouver, tanto che la si poteva ammirare sul palco a supporto di nomi quali Lamb Of God, Sepultura e High On Fire.
La pandemia Covid-19 e problemi interni alla band hanno rallentato non poco il ritorno in studio ma oggi, dopo l’uscita di questo bellissimo nuovo album, tutto è tornato alla normalità e (si spera) ad un nuovo inizio per Kenny Cook e soci.
Oggi gli Anciients sono formati (oltre al chitarrista e cantante) da Brock McInnes alla chitarra, Rory O’ Brien al basso e Mike Hannay alle pelli e hanno dato vita a “Beyond The Reach Of The Sun”, un’opera molto più personale e matura.
In effetti, il tempo trascorso tra questo nuovo lavoro e il disco precedente non sembra essere passato invano, grazie ad una raccolta di brani interessanti e per niente banali nel loro mix di metal estremo, progressive, sludge, heavy metal e rock che formano un arcobaleno sonoro davvero suggestivo.
Growl e clean vocals si scambiano il microfono nel bel mezzo di una tempesta sonora devastante non solo per potenza, ma soprattutto per la velocità con cui il gruppo passa da un genere all’altro, deciso a non dare punti di riferimento che non siano di provata qualità artistica (Mastodon, Voivod, Opeth, Baroness).
Ma, tralasciando le ispirazioni ormai usuali del combo, “Beyond The Reach Of The Sun” convince e stupisce per la freschezza e la personalità grazie a gioielli progressivi come l’opener “Forbidden Sanctuary”, l’evocativa “Melt The Crown” o la potente e melodica “Celestial Tyrant”.
Un album da avere assolutamente se siete amanti della musica progressiva che non ha barriere e confini.
