I francesi Monolithe sono una di quelle band che se ti toccano le corde giuste non se ne vanno più; puoi ampliare i tuoi ascolti, dedicarti ad altri generi, ma ogni uscita che porta la firma del gruppo di Parigi sarà sempre una priorità e una garanzia.

I tempi sono cambiati dai primi viaggi nello spazio profondo in compagnia del doom dei musicisti transalpini, giunti al decimo album, ma a molti ancora sconosciuti, almeno fino all’uscita del precedente e bellissimo “Kosmodrom”, album che lasciava intendere una maggiore attenzione per le parti progressive di ispirazione settantiana, in un contesto death/doom e psichedelico.

La band si presenta oggi rivoluzionata nella line up con l’uscita del bassista Olivier Defives, del cantante e chitarrista Rèmi Brochard e del tastierista Matthieu Marchand, sostituiti da Alex Hurard alle tastiere, Vincent Rèmon al basso e Quentin Verdier dietro al microfono.

Non sono poi così distanti i tempi del capolavoro “Okta Khora”, mastodontico lavoro uscito ormai cinque anni fa e anche se, ultimamente i musicisti si avvicendano tra le file del gruppo alla velocità della luce, la qualità della musica proposta dai Monolithe rimane elevatissima.

Black Hole District” è un altro esempio di come si scrive in musica un concept fantascientifico rimanendo ben ancorati ad un approccio personale e maturo; quest’opera svernicia non poche band dedite al doom di estrazione death, ammaliate da sirene progressive ed atmosferiche come oggi sembra andare di moda.

Lo sviluppo dell’album sottolinea come la band transalpina, partita nell’ormai lontano 2003 con un sound estremo catalogabile almeno per un decennio alla voce funeral, abbia ulteriormente personalizzato la sua proposta, con i cinque brevi strumentali che fanno da preludio ad altrettanti brani portanti di dieci minuti ciascuno per un ammontare di quasi un’ora di musica che vi porterà alla scoperta della nuova storia creata da questi protagonisti del doom metal.

Meraviglie sonore sono “To Wander The Labyrinth” un capolavoro di brano tra fughe progressive e stacchi estremi, “On The Run To Nowhere” e la conclusiva “Those Moments Lost In Time”, epica conclusione di un album bellissimo.

Oggi più che mai il doom metal si chiama anche Monolithe, fate vostro senza riserve questo loro ultimo lavoro.