Quando si parla di heavy rock la Svezia, così come gli altri paesi del Nord Europa, non è seconda a nessuno in quanto consente, con la dovuta pazienza, che i nuovi eroi del rock crescano per arrivare pronti a portarci in una dimensione in cui il classico torna a risplendere di nuova vita.
Una linfa vitale che non mancano di immettere i Långfinger , power trio di Göteborg giunto al quarto album con questo nuovo e splendido “Pendulum”.
Ci sono voluti otto anni per dare un seguito “Crossyears”, disco che non era passato inosservato agli amanti dei suoni classici e dell’underground nordico.
Kalle Lilja (chitarra, cori), Victor Crusner (voce, basso, tastiere)e Jesper Pihl (batteria), confezionano un piccolo gioiello di heavy prog rock che tanto si ispira agli anni settanta, ma con un piglio robusto accentuato e molte intuizioni raffinate che avvicinano i brani di “Pendulum” alle più eleganti forme progressive.
Trentasei minuti di musica rock vintage ma totale, grazie a un uso parsimonioso quanto efficace di atmosfere psichedeliche, bluesy e addirittura folk, il tutto amalgamato in un sound che rimane pesante il giusto per non perdere un’oncia in carica e piglio.
Ottimo il lavoro dei tre musicisti svedesi, sul pezzo sia nelle non così scontate ritmiche, sia nei solos che a tratti sanno di metal anni ‘80 ed anche nella voce di Crusner, perfetto nel saper usare il suo timbro maschio dosando toni e umori da cantante hard psych rock.
Non troppo lungo ma assolutamente da gustare in ogni passaggio, l’album ha nell’opener “A Day At The Races”, nella magnetica “Arctic”, nell’hard rock psichedelico di “Team Building”, nella title track e nel finale acustico e folk di “Skuggornas Hov” i suoi momenti più intensi, almeno ai primi ascolti.
Un album tutto da scoprire, fatelo con noi. Rock on!
