Quando vidi per la prima volta i Doomraiser rimasi esterrefatto dalla potenza e dall’atmosfera apocalittica che la band sapeva creare su un palco.

Da quel momento il quintetto romano divenne una mia priorità per quanto riguarda il doom di matrice classica e gli ultimi lavori usciti dalla penna di Nicola Rossi e soci confermano la band come uno dei gruppi guida del genere, non solo in Italia.

Ormai da più di vent’anni protagonisti della scena doom metal, i Doomraiser arrivano al traguardo del sesto album, questo monumento cimiteriale dal titolo “Cold Grave Marble”, nuova opera che continua a volare altissima a livello qualitativo come almeno gli ultimi tre lavori che l’hanno preceduta, “Mountains Of Madness” licenziato nel 2011, “Reverse (Passaggio Inverso)” uscito nel 2015 e “The Dark Side Of Old Europa”, precedente album di ormai quattro anni fa.

Le sorprese in questo lavoro non mancano di certo, a cominciare da due importanti ospiti come Flegias dei Necrodeath e il grande James Murphy che valorizzano con la loro presenza “Profondo Nero/Life In Black”; per il resto l’album è composto da dieci perle nere e potenti, oscure e cattive, ma soprattutto prive di compromessi di sorta, viaggiando come sempre nel doom metal classico vischioso, purulento e “piacevolmente” sludge, anche se in meno occasioni rispetto al passato.

E’ incredibile come il gruppo riesca a mantenere la tensione a mille dalla prima all’ultima nota, con il suo ormai distinguibile sound poggiato su soluzioni collaudate che non sa assolutamente di già sentito, risultando al contrario freschissimo e (se mi volete passare il termine) d’autore.

In poche parole “Dark Omens”, “Once Upon The Fireflies”, “Filthy Shades Of Death” e tutti gli altri brani sono l’ennesima prova di forza di uno dei gruppi nostrani più importanti che la musica del destino ci abbia regalato negli ultimi vent’anni, abbiatene cura. Doom on!