I norvegesi Spidergawd, provenienti da una costola dei Motorpsycho, sono stati già trattati su queste pagine, in occasione del loro “VII” uscito nel 2023 e a cui rimando per dettagli biografici.
Il nuovo “From 8 To ꚙ”, pur mantenendo la tradizione grafica dei precedenti sette lavori, con il suo titolo poteva far presupporre che si trattasse dell’ultimo capitolo della loro storia andando a esulare dalla sequenza in numeri romani, ma è stata la stessa band a sciogliere questo dubbio, comunicandomi che la loro intenzione è quella di continuare a comporre musica, pubblicare dischi e divertirsi.
Rispetto ai Motorpsycho, gli Spidergawd scelgono un approccio più immediato ed estroverso, abbracciando prevalentemente un heavy rock, da cui emergono diverse influenze illustri, ma che presentano alcuni elementi che ne vanno a costituire il marchio di fabbrica: freschezza compositiva, linee vocali ariose e coinvolgenti, nonché la costante presenza del sassofono che contribuisce a incrementare il fascino della loro proposta.
Ecco quindi che si passa dall’hard rock che mette nel mirino i Thin Lizzy prima con “The grand slam”, casualmente (forse!) l’ultimo progetto che ha visto coinvolto Phil Lynott insieme a Laurence Archer, e poi con “200 miles high”, entrambe caratterizzate da ottimi duelli tra le soliste e splendidi cori.
Troviamo anche rimandi alla NWOBHM palesati dai riff e dalle ritmiche di “Revolution” che portano alla mente Gaskin e Samson, mentre “Confimation” e “The hunter” si addentrano in un sound più pesante, con afflati epici, qualche spunto alla Manilla Road (nella prima) e linee vocali che ricordano gli svedesi Heavy Load.
“One in a million” è un brano incalzante con un’anima alla Blue Öyster Cult, sia per le linee vocali sia per la struttura del brano, mentre “The ghost of Erik Raude”, anch’essa ispirata alla grande band newyorkese, presenta pure spunti alla Led Zeppelin e ancora alla Thin Lizzy.
Dopo tanto impatto vitaminico, nella finale “Vinter song”, le atmosfere si fanno più tranquille, seppur non ci troviamo davanti ad una ballad, bensì a un pezzo la cui energia va alla ricerca di momenti più lisergici e, se vogliamo, progressivi, esibendo ancora un grande intervento dell’onnipresente sax.
Gli Spidergawd fanno ancora centro e dimostrano una capacità compositiva non comune.
Speriamo che qualche organizzatore li riesca a portare in Italia, ho la sensazione che dal vivo siano una bomba.

Band:
Per Borten – chitarra e voce
Hallvard Gaardløs – basso e cori
Brynjar Takle Ohr – chitarra e cori
Kenneth Kapstad – batteria
Rolf Martin Snustad – sassofono
Ospiti:
Roar Ølen – chitarra pedal steel
Vegard Bjerkan – synth
Tracce:
- The grand slam
- Revolution
- One in a million
- Confirmation
- 200 miles high
- The hunter
- The ghost of Erik Raude
- Winter song